Un Chianti Superiore…a tanti altri vini

Sempre in attesa di riattivare al 100% le funzionalità del sito, cerco di recuperare terreno segnalando uno dei più sorprendenti assaggi di quest’ultimo periodo. Si tratta di un “semplice” Chianti Superiore (e non Classico) prodotto dalla Fattoria La Leccia nell’area di Montespertoli. L’annata è la 2023 e il riscontro ricevuto ha un effetto rinfrancante non solo per chi scrive ma credo per tutti coloro che, in un periodo dove non si fa altro che parlare di crisi di mercato, continuano a ritenere che non ci siano giustificazioni per rinunciare a puntare sempre e comunque alla massima qualità. Il Chianti Superiore 2023 de La Leccia è un rosso davvero delizioso, concepito da una “mano” ispiratissima, in estrema confidenza con il carattere del Sangiovese, dalla beva resa elegante sia dalla fragranza del frutto che dall’equilibrio esemplare.

Le note di degustazione sono consultabili in area abbonati.

Intralci informatici

Credo che non sia sfuggito alla maggioranza dei lettori la presenza di qualche intoppo nell’utilizzo di queste pagine che, purtroppo, da un po’ di tempo sono prese di mira da mutevoli e improvvisi attacchi informatici. La sezione dedicata alle recensioni – la pagina RATING – manca degli ultimi aggiornamenti (una ventina circa) che sono visibili solo per gli abbonati che possono accedere tramite “login”. Ci stiamo lavorando e spero a breve lo sgradevole inghippo possa essere finalmente risolto.

Alcol o non alcol. Questo è il problema ?

Mai come in questo momento storico si è registrata nel nostro paese un’attenzione così “premurosa” sui danni potenziali derivanti dall’assunzione di alcol. Tralasciando i consigli di stampo dietetico, ha preso, giustificatamente, sempre più forza l’allarme salutistico. Su queste pagine anch’io ho trattato più volte il tema della presenza sempre più generosa di grado alcolico nei vini (rossi in prevalenza), ma solo dal mio assai più innocuo punto di osservazione che mira alle conseguenze sul piano puramente qualitativo degli eccessi strutturali (in questo caso di alcol) che compromettono equilibrio e bevibilità.
Il tema ha invece preso una piega del tutto diversa che indubbiamente aumenta nel consumatore un senso di preoccupazione, rafforzato oltretutto dall’emanazione delle norme che regolano il rapporto tra la guida di autoveicoli e l’assunzione di prodotti alcolici. In questo contesto di incertezza, con sincronismo sin troppo puntuale, si è inserito il lancio sul mercato dei vini “dealcolati”. Insomma, se le leggi dello stato e i richiami salutistici spingono giustamente nella direzione di bere con assoluta moderazione, non ci siamo fatti mancare chi propone tempestivamente di cominciare a consumarlo dealcolato. E non c’è da dubitare che il tam tam pubblicitario a favore della nuova bevanda (non riesco a chiamarla vino) così salutare (ma ne siamo certi?) sarà altrettanto ben sincronizzato da non cadere nel vuoto.

Ricordo gli appelli di un tempo contro l’uso, e ovviamente l’abuso, di caffeina per i danni (assai presunti ma dati per certi) che infliggeva al sistema cardiaco. Il decaffeinato HAG ebbe un successo commerciale clamoroso. Successivamente la caffeina, usata con moderazione, è stata riabilitata al punto che viene addirittura consigliata in certe terapie.
Chiaramente ho forzato il parallelo tra alcol e caffeina: a favore del primo ci sono, sul piano salutistico, ben pochi punti a favore e non credo che ne emergano in futuro. Penso tuttavia che anche i punti a favore, almeno sotto il profilo qualitativo, dei dealcolati siano altrettanto scarsi.
Senza che garantiscano l’immortalità.

QUANTITÅ E QUALITÅ

In questi primi mesi del 2025 abbiamo assistito ad un accavallarsi di manifestazioni enologiche particolarmente frenetico. Praticamente ogni fine settimana – e il ritmo non andrà certo a diminuire nei prossimi mesi – ha visto la concomitanza di più e più eventi, ovviamente accompagnati da presentazioni e comunicati stampa trionfalistici da parte degli organizzatori e dei loro uffici stampa, anche se l’affluenza del pubblico non sembra aver sempre raggiunto numeri da record: il livello di saturazione è evidentemente vicino (e io lo ho superato da un pezzo..).
Ognuno se le suona e se le canta come vuole ma questa sorta di tripudio di facciata contrasta con la realtà ben più grama di un mercato in progressiva e, in certi casi, precipitosa discesa sul piano delle vendite. Presupponendo che la partecipazione dei produttori sia motivata essenzialmente dagli effetti promozionali o, comunque, dai contatti commerciali che si possono ottenere in tali occasioni, se ne deduce, senza ponderosi sforzi intellettivi, che gran parte di queste attese siano state deluse.

Negli ultimi anni è anche cambiato il rapporto con i media che, da avere un ruolo essenzialmente critico – ma di critiche il mondo del vino attuale non vuol sentire neanche il brusio – sono passati attraverso i social, il web e quella parte che resta del cartaceo, a una funzione prevalentemente promozionale: solo marketing maldestramente mascherato da critica. Ed è piuttosto singolare dover notare che in tempi, non lontani ma che sembrano oggi appartenere ad un’altra era, nei quali imperava la riservatezza e i giudizi dei critici più autorevoli esaltavano ma anche stroncavano alcune etichette, le vendite erano in costante crescita, mentre in una attualità dove si assiste a un ridicolo, rumoroso e continuo strombazzìo a favore del tal produttore o della tale denominazione, si debba registrare, alla faccia degli intenti promozionali, una preoccupante e progressiva disaffezione dei consumatori più attenti. Un disincanto o un disinteresse che probabilmente dipenderà da mille altri fattori ma che almeno dovrebbe far sorgere il dubbio al mondo della produzione che la strategia “quantitativa” dei mille eventi sul vino, dei falsi consensi e del conteggio dei like e dei followers non conduca da nessuna parte.

Selezioni 2024, i migliori assaggi: PODERI SANGUINETO I e II

Carattere deciso, dinamismo, vitalità, con un frutto succoso in bella evidenza, sono i principali segni distintivi dei vini di Sanguineto, e se è vero che il Nobile 2021 conquista una posizione di spicco all’interno della denominazione, la sorpresa maggiore è data dal Rosso di Montepulciano 2022: fruttato, intenso, godibilissimo, figlio di un’interpretazione generosa, priva di compromessi, senza “risparmio” insomma, emblematica per la tipologia.

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